venerdì 17 gennaio 2014

Amicizia franco-tedesca – I. L'idea di de Gaulle

Più di 50 anni di mistificazione del trattato franco-tedesco dell'Eliseo


 15 prove per smontare la propaganda :

Dopo il 50° anniversario del trattato franco-tedesco dell'Eliseo del 22 gennaio 1963 e del tsunami di propaganda europeista che si trovò nei media francesi per questa occasione, è utile fornire un antidoto. Si tratta di una cronologia illuminante degli eventi che hanno circondato questo famoso trattato e la non meno famosa “coppia franco tedesca” che è sensata essere nata da questo.
Fondata su 15 documenti irrefutabile, questa cronologia permetterà al lettore di smascherare precisamente le bugie svergognate che i media e i dirigenti politiche spargono. 

I L'idea di de Gaulle
II Kenedy Knappstein e il trattato dell'Eliseo
III Il doppio gioco tedesco
IV De Gaulle tra rabbia e delusione 
V Voglia tedesca di dirottare l'OFAJ (ufficio franco tedesco per la gioventù)
VI La nuova strategia gollista 
VII Descrizione della strategia americana e voglia di contro-peso
VIII La vera strategia della Germania
IX Conclusione
 I L'idea di de Gaulle
 

DOCUMENTO N°1:
  • 15 maggio 1962 = conferenza di stampa di Charles De Gaulle all'Eliseo
Durante questi 4 primi anni passati all'Eliseo (del 13 maggio 1958 fino agli accordi di Evian di 1962), la principale preoccupazione di De Gaulle fu di sistemare – con gli errori e le difficoltà che sappiamo – la grave questione algerina. Durante questo periodo, non aveva i poteri politiche, né di interessarsi nel merito della questione europea né di combattere di fronte i ministri centristi (MRP, ultra europeisti) del suo governo.

Avendo una grande necessità di unità nazionale, De Gaulle mantené un profilo basso su questo soggetto. Poteva anche farlo perché la questione europea era ancora minore, il trattato di Roma – firmato e ratificato nel 1957 prima della sua venuta al potere – era ancora all'inizio e ci erano solo 6 Stati.

Rapporto del ambasciata
belga in Washington
Ma appena la guerra d'Algeria finita, Charles De Gaulle prese a due mani la questione europea, senza più infastidirsi dei stati d'anima del MRP.
La cronologia degli eventi ci fornisce la prova: gli accordi di Evian furono firmati il 18 marzo 1962 e ratificati con referendum il 8 aprile. Appena 5 settimane dopo, il 15 maggio, Charles De Gaulle mese i piedi nel piatto della “costruzione europea” in una conferenza stampa rimasta famosissima.

Con una giustezza di analisi realmente profetica, denunciò pubblicamente l'Europa integrata, e implicitamente il potere americano che né aveva le manette, usando di uno eufemismo: “un federatore che non sarebbe europeo”
L'impatto internazionale di questa dichiarazione fu enorme e i deputati MRP lasciarono il governo nell'istante. L'ambasciatore belga in un rapporto segreto ora declassificato a suo ministro degli Esteri, Paul Henry Spaak rapporterà le confidenze di McGeorge Bundy che diceva non avere "mai visto il presidente Kennedy cosi arrabbiato."

 

Ecco il verbatim della conferenza:
« Io vorrei parlarvi più specialmente dell'obbiezione dell'integrazione.
Ci dicono: “Fondiamo insieme i sei Stati in qualcosa di sovranazionale, in un entità sovranazionale. E cosi tutto sarà molto semplice e comodo”
Questa entità sovranazionale, non si propone perché non esiste. Non c'è un federatore, oggi – in Europa ! - che ha abbastanza potere, credito e voglia.
Allora si parla di uno certo ibrido e si dice : “allora che i 6 Stati accettino per lo meno, che si impegnano a sottomettersi a quello che sarà deciso da una certa maggioranza”
Nello stesso tempo, si dice: Esistono già 6 parlamenti europei, - 6 parlamenti nazionali più esattamente - una assemblea parlamentare europea, esiste anche un assemblea parlamentare del consiglio dell'Europa che, si deve ammettere, è anteriore alla progettazione dei 6 e che, mi dicono, si muore nei confini dove è stata lasciata.
Dunque, nonostante tutto questo,
Nonostante tutto questo, dicono : "Eleggiamo un parlamento in più, che qualificheremmo di “europeo” e che farà la legge per i 6 Stati."
Queste sono idee che possono affascinare qualche spiriti ma non vedo come praticamente si possono realizzare, pure avendosi 6 firme su una foglia.
Sarebbero pronti la Francia, la Germania, l'Italia, la Olanda, il Belgio, o il Lussemburgo, su questione importante per loro sia al livello nazionale che internazionale, di accettare ciò che sembrerebbe inappropriato perché sarebbe ordinato da altri ?
E Sarebbero pronti i popoli francesi, tedeschi, italiani olandese, belgi, lussemburghese,  a sottomettersi a legge che sarebbero votate da deputati stranieri, quando queste legge andrebbero al contrario delle loro profonde volontà ?
Ma non è vero. Non c'è possibilità, a questo momento, di fare in modo che una maggioranza potrebbe costringere – una maggioranza straniera !- potrebbe costringere delle Nazioni ricalcitrante.
E' vero che in questa “Europa integrata” come si dice, non ci sarebbe proprio nessuna politica. Le cose sarebbero molto più semplice allora. E, di fatti, dal momento che non ci sarebbe ne Francia, ne Europa che avrebbero una politica, perché non si potrebbe imporne una ad ognuno dei 6 Stati, ci asteniamo di farne.
Ma allora, forse, tutti questi andrebbero a seguire uno di fuori, e - lui – avrebbe una politica.
Ci sarebbe forse uno federatore, ma non sarebbe europeo. E non si tratterebbe del “Europa integrata”, ma sarebbe una tutt'altra cosa, molto più larga e molto più estesa con, lo ripeto, uno federatore. »
Charles de Gaulle
Conferenza stampa del 15 maggio 1962

Qui la video della conferenza stampa che sarà sottotitolato quando avrò tempo.


La dimissione dei ministri MRP del governo e la crisi politica che seguirà, hanno convinto Charles de Gaulle di cambiare tattica senza cambiare strategia.

Invece di denunciare la costruzione dell'Europa come un complotto ordito dal "federatore che non sarebbe europeo", ha deciso di proclamarsi pro-europeo lui stesso, per sovvertire il progetto americano.
L'obiettivo che si stabilì era di costruire una "Europa indipendente" o un "Europa europea", vale a dire, in realtà una Europa sotto influenza francese, che sarebbe opposta sia all'Europa sovietica dietro la cortina di ferro e all'Europa americana respinta nel solo Regno Unito.

Così ha sviluppato una notevole energia cercando di tagliare i legami di subordinazione che gli altri cinque Stati-membri della CEE hanno avuto con gli Stati Uniti d'America.

La Scommessa del presidente francese era che, se poteva fare un disaccoppiamento tanto psicologico che politico e militare, i cinque Stati avrebbero cercato un altro mentore per proteggerli dall'URSS, e potrebbe essere solo la Francia. Andrebbero anche tutti necessariamente rivolgersi a Parigi anche perché la Francia avrebbe avuto la propria forza d'attacco nucleare.

E' questo calcolo di giocatore di scacchi che de Gaulle diede senza fronzoli a Peyrefitte: « In questa Europa, in realtà, manterremo le redini perché avremmo la bomba [atomica] » [C'était de Gaulle, Fayard, 1997 libro 2, Parte III, pag. 262, Charles de Gaulle dice nella stessa confidenza che "I tedeschi, sono preoccupati di esserci inferiore. Nel nostro tiro, non sono il primo cavallo, questo li infastidisce. "]
E' applicando questo calcolo che Charles de Gaulle propose ai tedeschi - e al cancelliere Konrad Adenauer – di sviluppare un "Trattato di Amicizia e Cooperazione" franco-tedesca. Questo trattato, che sarà firmato all'Eliseo il 22 gennaio 1963, non voleva né più né meno che separare la Germania Ovest dal suo protettore americano.
Questo è il motivo per cui il testo elaborato da entrambe le parte - ma dove la Francia ha posto le condizioni - ha avuto particolare cura di citare né gli Stati Uniti d'America o la Gran Bretagna o la presunta necessità di porsi sotto la subordinazione della NATO, né la presunta necessità di smantellare norme commerciali nell'ambito del GATT.

Il prossimo articolo parlerà dell'opinione di Washington rispetto al trattato e del trattato stesso.

fonte
traduzione Gigi Houille

Peggio del rumore degli stivali...
    ...il silenzio delle pantofole !
                                                       
Max Frisch